I dannati

Ciclo Cateriniano

Caterina, figura femminile di grande importanza storica è nel cuore dei senesi così come lo è il Palio. Il Ciclo pittorico si compone di opere ad encausto di grandi dimensioni che ripercorrono i momenti salienti della vita della Santa. Grazie alla sua creatività artistica suggerisce una reinterpretazione in chiave di sacra rappresentazione, per quadri esemplari, di alcuni degli episodi più visitati del canone cateriniano. Visioni oniriche, possente surrealismo, deformazioni corporee tra il sacro e il profano.


Il Ciclo Cateriniano nel mondo


Museo dell’Arcidiocesi, Varsavia, Polonia

Università per Stranieri, Siena, Italia

Salon del Consolato d’Italia, Grenoble, Francia

Galleria del Paiolo, Firenze, Italia

Expace Oxalis, Avignone, Francia

Consolato d’Italia - Columbus Centre, Toronto, Canada

Cal Poly State University Gallery, San Luis Obispo, USA

Istituto Italiano di Cultura - Consolato Generale d’Italia, San Francisco, USA

Palazzo Piccolomini, Pienza, Italia

Cathedral Saint John The Divine, New York, USA

Chiesa di San Martino, Chiusdino, Italia

Parlamento Europeo, Bruxelles, Belgio

Salon de l’Art, Plaisance du Touch, Francia

Salon Waldorf Astoria, Londra, Inghilterra

Salone della Rathause, Wetzlar, Germania

Casa dei Carraresi, Treviso,Italia

Galleria “San Vidal“, Venezia, Italia

Senato della Repubblica - L’Orangerie, Parigi, Francia



TENTAZIONI DIABOLICHE

Tentazioni diaboliche

Nudità del Corpo

Il dinamismo e l’armonia della figura raggiungono la massima espressione mostrando il corpo privato della veste che “…assolve anzitutto alla sua funzione primaria: trasmettere un messaggio“ (1).

Il vestito è un medium superfluo, inevitabilmente figurativo, la cui assenza mi permette di trasmettere, attraverso il corpo privato della veste non uno ma una pluralità di messaggi: tutti quelli che desidero. La nudità della Santa annulla ogni effetto statico. In altre opere il linguaggio del corpo è portato alle estreme conseguenze per un gioco di avvolgimenti grafici che annullano il segno esterno (contorno) relegato sostanzialmente a funzione marginale. Il soggetto così trattato acquista la massima energia cinetica.

Il conflitto

A sinistra la bianca,surreale nudità virginea di Caterina appena sfiorata da evanescenti sfumati. A destra una figura femminile cui ho imposto forme e cromatismi esasperati, esaltati e “riscaldati” dal fondo giallo della cera vergine d’api. Ne deriva un contrasto di forte intensità e una lettura immediatamente attiva.

La contrapposizione dei due soggetti rappresentati vuole sottolineare l’avversione della Chiesa cattolica per il corpo umano e la sua sessualità (2).

L’anatomia delle due donne è funzionale all’azione primaria del conflitto e ne giustifica il titolo.

Caterina

La Santa mostra contraddizioni anatomiche evidenti prodotte da due gruppi ben distinti di elementi che compongono le seguenti parti del corpo:

testa– reclinata come nelle Madonne del Duecento. E’ una posizione di abbandono e innocenza che contrasta con la parte inferiore del corpo.

faccia– un delicato ovale.

mani– le dita della mano sinistra penetrano con delicato gesto fra i capelli.

sfera– simbolo di perfezione.

seno– solo uno, prorompente dallo spazio fra le due braccia e debordante con discrezione sul braccio con una parte del capezzolo.

addome– la sua forma e la sua posizione irregolari interrompono l’armonia del corpo.

gambe- non “verginali“

Donna deformata

La donna della “Tentazione“ è dipinta con piena libertà inventiva.

Intervengo con uno sverniciatore dirigendo l’aria calda sulla donna. La cera si scalda sotto l’azione del calore provocando il movimento del colore sopra la cera. Al termine di questa azione il corpo della donna subisce una mutazione mostrandosi in tutto il suo disfacimento carnale. Nella fase finale correggo colori e forme che la deformazione mi suggerisce. Il carnato è caldo a causa del giallo intenso della cera d’api.

Merli

I merli sono specifici riferimenti architettonici senesi. Le loro dimensioni sono state ridotte per esaltare l’azione primaria delle figure. Il merlo mancante alla destra di Caterina mi permette di avvolgerle entrambe fino alla sfera con la tonalità scura del cielo. Ai merli non potevo applicare le regole della prospettiva perché il loro spessore li avrebbe mostrati grossolani e pesanti.

Conclusioni

Nessun rispetto delle proporzioni anatomiche.

La morbida tonalità del corpo di Caterina, ottenuto con l’impiego della cera bianca, unifica gli elementi formali che lo compongono. Il colore del cielo è ottenuto applicando l’indaco,il blu cobalto e il nero sopra il verde smeraldo e il blu ceruleo In tal modo ho potuto far vibrare il fondo bianco della cera con maggiore intensità. La posizione seduta attenua appena l’energia cinetica originatasi dal contrasto cromatico e -formale fra le due donne. Tutti i colori dell’opera sembrano animati. Ciò dipende dalle variazioni dello spessore della cera sottostante che provoca anche l’intensità cromatica.

(1) Maria Caterina Jacobelli – “Una donna senza volto” - Ed. Borla

(2) Maria Caterina Jacobelli – “Il risus pascalis e il fondamento teologico del piacere sessuale” - Ed. Queriniana

ESTASI

Esorcismo

Profonda penetrazione della spiritualità medievale. La Città era immersa nella Natura che permeava tutto di sé. Il silenzio, sospeso nell’aria, “respirato” dall’uomo, era humus di riflessione, stimolo dell’immaginazione.

Spirito della Natura e spirito religioso: difficile la distinzione. La mente e il cuore di Caterina vivevano in questo universo esaltato dall’intensità religiosa della donna col Suo immenso travaglio spirituale.

La grande attrazione per questa straordinaria figura femminile è pari alla difficile lettura delle sue lettere.

La memoria di quella visione della reliquia, vista per la prima volta con gli occhi del bambino, si materializza nell’“Estasi“. Una “intermittenza del cuore“ proustiana rivolta a quei resti umani conservati in San Domenico. L’“Estasi“ è condizionata da quella visione che mi stimola a mostrare l’atto religioso con deformazioni grafiche e cromatismi esasperati. La tradizione cattolica descrive la donna immobile nell’atto dell’estasi ma la forza scatenatasi dentro di lei contraddice l’immobilità del suo corpo che invece doveva essere preda del dinamismo impresso dalla sovrumana potenza penetrata nelle Sue profondità. Uno sconquasso assai visibile, dunque, coincidente con la massima intensità del fenomeno. Il suo corpo non avrebbe potuto sopportare nell’immobilità una tale tremenda tensione provocata da quella forza. Si può ammettere semmai che l’azione di questo fluido cosmico sia stata così intensa da fiaccare rapidamente le sue energie, limitando il tempo motorio del suo esile corpo.

Avevo visto il documentario “La Tarantola“ del regista Mingozzi. Narrava di un rito pagano -religioso che si svolgeva ogni anno a Galatina, una cittadina della Lucania. Il lungometraggio mostrava delle donne coperte da una tunica bianca che danzavano al suono di non so più quali strumenti musicali. Il ritmo aumentava con il passare del tempo fino a raggiungere un dinamismo incontrollato. Nella fase finale le donne cadevano a terra, le tuniche si aprivano mostrando i corpi nudi ormai posseduti da una qualche potenza misteriosa piombata dentro di loro. Questo ricordo ha influenzato l’“Estasi“ fin dalla fase iniziale. Fino agli anni sessanta questo rito si è svolto - incredibile! - nella chiesa cattolica di quel paese.

L’“Estasi“ è divisa in due parti ben distinte: la parte bassa mostra l’azione che giustifica il titolo, la parte alta la Città. Al centro le mura che separano nettamente le due parti della composizione, quella statica e quella dinamica. Tuttavia le mura e il paesaggio non svolgono una funzione complementare sia perché la Santa appartiene a Siena sia perché questo spazio occupa la metà del quadro.

Tutto deve essere drammatico: la testa bendata aperta da una fenditura nel centro della fronte, gli elementi serpentini che vi si originano e dilagano sul terreno circostante immerso in un rosso carminio, i seni (i “miei” seni!) prorompenti dalla base del collo del cavallo con la sua fuga curvilinea verso destra. La testa dell’animale è protesa in avanti a sottolineare l’insopportabile tensione del collo nero mentre una improbabile criniera, costituita da nere linee orizzontali tese a sinistra hanno la funzione di equilibrare il dinamismo del collo che altrimenti trascinerebbe l’occhio dell’osservatore troppo a destra.

Frammenti mnemonici entrati nell’“Estasi“: i seni, la gamba, una calzatura moderna fanno riferimento ai riti pagani dei nostri tempi. La deformazione grafica della testa rimanda alla reliquia venerata in San Domenico. Due motivi giustificano la presenza del cavallo: la sua armonia formale e l’amore per questo animale così profondamente nel cuore della nostra Città.

Le due colonne che formano una croce sono simboli di stabilità. Tutta l’azione dell’estasi poggia su questi due elementi. Il loro colore - un celeste pallido - reso più forte a contatto col rosso carminio – tende a esaltare il dinamismo dell’estasi. Anche il cipresso è simbolo di staticità. La sua armonia, al contrario delle colonne, è opera della Natura. La forma ascensionale dei due cipressi interrompe l’eccessiva rotondità della collina la cui forza cromatica, resa ancora più evidente dal blu-violaceo del cielo che la circonda nella parte superiore, la proietterebbe troppo in avanti, oltre le mura. La verticalità delle due piante rappresenta anche un punto di contatto psicologico con le torri e gli altri elementi architettonici della Città la cui monotonia verticale è rotta sia da una sfera sia da una cupola dipinte entrambe con un grigio e un blu elio genuino. Il loro colore contrasta nettamente con i toni rossastri che le circondano. La sfera, quasi sempre presente nei miei quadri a significare il simbolo della perfezione, accentua l’atmosfera surreale del paesaggio.

Non è casuale la presenza, quasi fotografica, della Torre del Mangia, simbolo del potere civile. Il luogo dell’estasi? Forse la Piazza del Campo, forse un’arena, luogo di forti rappresentazioni.